| Katmandu 1968 |
|
|
|
| Articoli - Articoli | |||
| Scritto da Giorgio Cerquetti | |||
|
Articolo pubblicato su RENUDO Luglio 2008 Giorgio Cerquetti
KATMANDU,DICEMBRE 1968: Il MIO INCONTRO CON I TIBETANI
Sono felice di vedere che oggi si parla così diffusamente del Tibet, vi spiego perché. Dopo un lungo soggiorno in India, da Rishikesh a Calcutta, arrivai nel dicembre 1968 nel Nepal, un paese da pochi anni aperto ai visitatori stranieri. Dopo pochi giorni mi trasferii a Bodhanath, a pochi chilometri da Katmandu, la capitale. Ogni giorno vedevo arrivare, a piedi, decine di profughi tibetani, intere famiglie che erano fuggite, rischiando la vita, dai loro tranquilli villaggi in Tibet. Mi informai. Ci volle tempo, perché i tibetani non parlavano inglese ed erano in uno stato mentale molto diverso da quello occidentale, avevano gli occhi tristi e parlavano poco. Divenni amico di Zina una meravigliosa donna discendente da una nobile famiglia russa che, dopo la rivoluzione di ottobre del 1917, si era rifugiata in America. Anche la sua famiglia aveva dovuto fuggire.Dopo aver girato l'India in lungo e in largo Zina arrivò ad un campo profughi tibetano e chiese al Dalai Lama degli insegnamenti, il capo spirituale del popolo tibetano, visti i mezzi economici della donna, le affidò due giovani Lama, Thubten Yeshe e Zopa. Lei prese in affitto una grande casa, la casa del Doppio Dorge, e si mise completamente al servizio dei due maestri, diventando loro discepola. Frequentando Zina e i due Lama capii che in Tibet c'era un genocidio in corso, un massacro fisico e spirituale completamente ignorato dall'occidente. Spesso andavo nella strada che viene dal Tibet ad aspettare l'arrivo dei profughi. Con i miei pochi soldi comperai delle tanghe, dipinti sacri arrotolati che i nomadi tibetani si portano sempre dietro, ed altri oggetti sacri che poi regalai ad amici e parenti al mio ritorno in Italia. Ricordo più di ogni altra cosa il viso dei piccoli tibetani. I loro occhi grandi e le guance sporche suscitarono un grande desiderio che è ancora forte e presente dentro di me: aiutare i bambini del mondo che soffrono. Tornato a Milano per dare gli esami all'Università statale di Milano trovai ritratti di Mao e Stalin ovunque. Gli studenti inneggiavano ai grandi distruttori e li offrivano come esempio per le nuove generazioni. Io, nel mio piccolo, parlai a chiunque dell'India, del Tibet e del Nepal. Tra il 1968 e il 1974 passai l'inverno in India e Nepal e tornavo per dare gli esami e prendere una laurea in filosofia. Tra un viaggio e l'altro riuscii a piantare qualche seme. Luca e Massimo Corona, Pierino Cerri e Claudio Cipullo, affascinati dai miei racconti, partirono per l'Oriente (secondo me ritornavano a casa); a Katmandu incontrarono i miei due amici Lama e successivamente fondarono, con grande entusiamo, il glorioso Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia. A metà degli anni settanta Lama Thubten Yeshe venne a Milano e tenne il primo corso di meditazione tibetana ad Eupilio, vicino a Como. Parlai di lui al mio caro amico Paolo Granzotto, che parlò a suo volta al suo direttore Indro Montanelli. Paolo ebbe il via libera. Su ‘Il Giornale' uscì un ottimo articolo, il primoin Italia sui maestri tibetani. Anni fa il mio amico Ravaioli, sindaco di Rimini, sfidando il governo cinese ed anche molti politici italiani diede la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Partecipai all'incontro, tradotto da Luca Corona che ormai parla perfettamente tibetano. Fellini sarebbe stato entusiasta nel sentire il Dalai Lama che davanti a migliaia di persone, al Psrco Marecchia, lodava Rimini per aver dato rifugio onorario ad un ‘senza casa'. Ricordo che l'Associazione San Marino- Cina riuscì ad impedire la visita del maestro tibetano nel piccolo stato che una volta era simbolo di libertà e democrazia. Oggi il Dalai Lama rappresenta l'antica tradizione orientale di pace, dialogo e nonviolenza che ha reso grandi il Mahatma Gandhi e Martin Luther King. Finchè il Tibet non sarà libero nessuno di noi può sentirsi completamente libero; il Tibet ed anche il Darfur sono vittime della logica di potere cinese e della troppa cautela (che sfiora il cinismo e la cattiveria) delle evolute democrazie occidentali. Io consiglio a tutti di guardare le olimpiadi, ma di andarle a guardare in bar e ristoranti, indossando una bandana o una bandiera tibetana. Guardiamo gli atleti e guardiamo anche la nostra coscienza, spiegando a noi stessi e agli altri che lo sport e lo spettacolo non devono essere manipolati dalle dittature politiche. Mi raccomando, non confondiamo i cinesi con il governo cinese, così non ripetiamo l'errore che hanno fatto molti dopo la seconda guerra mondiale affibbiando l'etichetta di ‘nazista' a tutti i tedeschi. Ricordiamoci del massacro degli studenti cinesi a piazza Tien An Men nel 1989. Fu opera del Governo cinese, non del popolo cinese.
FEBBRAIO 2008, IL MIO INCONTRO CON GLI ORFANI NEPALESI
Voglio concludere questo articolo sulle pacifiche popolazioni dell'Himalaya parlando di giovanissime vittime della guerra civile, anche questa ignorata dall'occidente, che è avvenuta in Nepal negli ultimi 20 anni. I maoisti cinesi, che adesso sono al potere a Katmandu, non amano molto i tibetani e neanche i loro stessi connazionali. Vicino a Rishikesh, sulle rive del Gange, ho incontrato Prabhavati una coraggiosissima donna amerciana che ha aperto un'orfanotrofio per bambine e bambini nepalesi, vittime della guerra fratricida. Per finanziare la guerriglia per anni i maoisti nepalesi (loro stessi si definiscono così) hanno venduto migliaia di bambine nepalesi ai bordelli indiani. Prabhavati un giorno si è appostata al confine Nepal-India ed ha comperato un camion di bambine, stipate una addosso all'altra come carne da macello. Ha poi continuato a raccogliere bambine e bambini nepalesi dispersi, piccoli profughi in patria, e li ha portati in India. Da quest'anno, con la mia Onlus Libera Condivisione, ho deciso di sostenere economicamente anche questo progetto umanitario. Se volete aiutare potete contattarmi direttamente: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Se non potete aiutare finanziariamente, seguendo la tradizione compassionevole dei Buddha potete, ogni giorno, ripetere, con voce calma e serena, questa affermazione positiva: MANDO IL MIO AMORE E LA MIA BUONA ENERGIA A TUTTI GLI ESSERI VIVENTI DEL PIANETA TERRA.
Con questa meditazione potete toccare il cuore di tutti; cinesi, tibetani, americani, talebani, italiani, ricchi, poveri, orfani, bisognosi, vicini di casa, parenti ed amici. GRAZIE!
|